Sciacca








Con questa strofa del poeta saccense Vincenzo Licata presentiamo agli amici che visiteranno  questo nostro sito la nostra città: Sciacca!
Un luogo meraviglioso, segnato da una storia prestigiosa, da bellezze naturali, risorse termali, artigianato e cultura ..ma soprattutto da un popolo accogliente.
Il Soci del Club hanno nel tempo sempre onorato Sciacca, dedicandole convegni e pubblicazioni...ricordiamo, per tutte, la pregevole collana "Sciacca Città degna".






 
Qui vi raccontiamo per video, testi ed immagini quanto è bella la nostra città...quali progetti abbiamo portato avanti per valorizzarla … e vi aspettiamo ... invitandovi a visitare il sito www.museodiffusodisciacca.it nel quale troverete percorsi, esperienze, audioguide e quanto altro utile per conoscerci



Video realizzato dall'Amministrazione Comunale in collaborazione con il Club nell'A.R. 2013-2014












(tutte le foto col drone, così come il 2° video, sono di Accursio Puleo)










                                                                 foto di Marilena Leggio







Chiesa Madre
La prima Chiesa Madre fu fondata dalla contessa normanna Giulietta agli inizi del sec. XII e durò fino al 1656. Dell'antica chiesa rimangono le tre absidi utilizzate dal Blasco per la nuova, mentre le volte a crociera costolonate, recentemente rimesse in luce e restaurate, e due portali ad arco gotico sono del sec. XIV. La chiesa attuale, eretta tra il 1656 e il 1683, su progetto di Michele Blasco, pittore e architetto, benché realizzata in piena età barocca, ci offre un bell'esempio di equilibrata architettura che richiama alla mente classiche forme rinascimentali. È l'unica chiesa di Sciacca che, oltre che per la facciata  principale, si fa ammirare anche per quelle laterali e per il corpo triabsidato di età normanna che si conserva quasi intatto.

The first Church was founded by Countess Giulietta Norman at the beginning of the century. 12th and lasted until 1656. Of the old church remain the three apses are used by Blasco for the new, while the costolonate vaults, recently restored and remittances, and two arched Gothic portals are sec. XIV. the present Church, built between 1656 and 1683, designed by Michele Blasco, painter and architect, although made in the Baroque age, offers us a fine example of balanced architecture that brings to mind the classic Renaissance forms. It is the only Church of Sciacca which, in addition to the main facade, do you admire side and also for the body with a triple apse of Norman age which is preserved almost intact

Chiesa del Carmine (già del Salvatore, sec. XII)
È questa la terza chiesa eretta nello stesso sito. La prima, dedicata al Salvatore, fu fondata dal conte Ruggero subito dopo la liberazione della città dalla dominazione musulmana (1087). Prese il nome del Carmine con la venuta a Sciacca, verso il 1200, dei Carmelitani i quali fondarono, attiguo all'antica chiesa normanna il loro convento. Nel sec. XVI, demolita l'antica chiesa normanna perché fatiscente, fu costruita una seconda chiesa di più grandi dimensioni che fu aperta al culto nel 1579. Divenuta anche questa pericolante, si pose mano verso la fine del '700 alla terza chiesa che è quella attuale,contigua da mezzogiorno alla precedente chiesa e di questa più grande, che fu aperta al culto nel 1817. Di questa terza chiesa è autore il noto architetto A. Giganti (1731-1787), un sacerdote trapanese, le cui prime opere sono di gusto barocco (vedi ad esempio il Palazzo Bonagia a Palermo, gravemente danneggiato dai bombardamenti durante l'ultima guerra mondiale e ridotto a brandelli e assunto oggi quasi a simbolo della più nobile ed elegante architettura palaziale barocca), mentre le successive sono di stile Impero (vedi ad es. la chiesa di S. Paolino dei Giardinieri del 1786 sempre a Palermo). 

This is the third church built on the same site. The first, dedicated to the Saviour, was founded by Count Roger immediately after the liberation of the city from Muslim domination (1087). He took the name del Carmine with the arrival in Sciacca, around 1200, of Carmelites who established, adjacent to the old Norman Church their convent. In sec. XVI, demolished the old Norman Church because dilapidated, built a second larger church was opened for worship in 1579. Become too unsafe, tried his hand at the end of ' 700 to the third church that is the current one, adjacent to the old church from noon and largest, which opened for worship in 1817. This third church is the author of the well-known architect a. Giganti (1731-1787), a priest of Trapani, whose early works are Baroque style (see for example the Bonagia Palace in Palermo, badly damaged by bombing during the last world war and torn to shreds and hired today almost as a symbol of the more noble and elegant palatial Baroque architecture), while subsequent are Empire style (see e.g. the Pauline Church of 1786 gardeners always in Palermo).

Chiesa di S. Calogero
È questa la terza chiesa eretta sul monte Kronio o pendici (la prima, costruita subito dopo la morte di S. Calogero e dedicata a S. Maria di Dolcevalle, si trovava in contrada Lucchesi, la seconda, dedicata a S.Giacomo Apostolo, in contrada La Chiave). La costruzione, iniziata nel 1530 da don Mariano Manna, priore di S. Nicolò la Latina, fu portata a termine nel 1644. Notevoli lavori all'interno della chiesa e del convento attiguo furono compiuti nel XVIII sec. ad opera di Diego Noguera e Giacomo Giuseppe Serra, due nobili spagnoli che, abbandonato il secolo, vestirono l'abito degli eremiti di San Calogero, assumendo rispettivamente il nome di Fra Placido e Fra Calogero.L'interno è di età barocca. Sull'altare maggiore è una stupenda statua marmorea di San Calogero, opera di Antonello e Giacomo Gagini (1535-38). Ai lati dell'altare maggiore san due dipinti a olio dei primi del'900: a dx San Calogero che scaccia i demoni dalla montagna di Luciano Vitabile, e a sx San Calogero che sale al monte di Benedetto Violante. 

This is the third church built on the mount Kronio or slopes (the first, built shortly after the death of s. Calogero and dedicated to Saint Mary of Dolcevalle, located in Lucca, the second, dedicated to St. James the Apostle, in the key). The construction, begun in 1530 by don Mariano Manna, prior of San Nicolò la Latina, was completed in 1644. Significant work within the Church and the adjoining convent were made in the 18th century. by Diego Noguera and Giacomo Giuseppe Serra, two Spanish noblemen, abandoned the century, wore the dress of the hermits of Saint Calogero, taking the name of Fra Placido and Calogero. the Interior is Baroque age. The high altar is a marble statue of San Calogero, artwork of Antonello Gagini and Giacomo (1535-38). On either side of the high altar san two oil paintings of the early ' 900: right San Calogero, which casts out demons from the mountain of Luciano Dany, and left San Calogero, which ascends the mount Benedict Violante.

Chiesa di S. Margherita (1342)
Era una delle più ricche chiese di Sciacca. Gli anziani raccontano che il suo pavimento di maiolica veniva lavato ogni anno con il moscato. È chiusa al culto e completamente abbandonata dal 1907. Fu fondata nel 1342 da Eleonora d'Aragona, nipote di Federico III d'Aragona e moglie di Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta e capitano a guerra di Sciacca, che fu uno dei quattro vicari del regno di Sicilia al tempo della regina Maria. Verso il 1350 venne concessa ai Cavalieri Teutonici, che vi annerissero il loro Ospizio o Grancia, che avevano stabilito pochi anni prima nella vicina chiesetta di S. Gerlando (Ciaccio). Soppresso l'Ospizio, nel 1390 la chiesa fu aggregata alla chiesa della Magione di Palermo al cui regio abate era soggetta. Fu completamente trasformata e ampliata nel 1594, avendo il ricco mercante catalano Antonio Pardo destinato, con testamento del 14 febbraio 1393, metà del suo patrimonio a beneficio della chiesa della quale, a giusto titolo, è considerato secondo fondatore. Tracce della prima chiesa, che è inglobata nella seconda, sono visibili all'esterno nei muri perimetrali, specialmente nel lato meridionale. 

It was one of the richest churches in Sciacca. The elders tell us that his tiled floor was washed annually with the moscato. Is closed to worship and completely abandoned since 1907. It was founded in 1342 by Eleonora of Aragon, granddaughter of Frederick III of Aragon and wife of Guglielmo Peralta, count of Caltabellotta and captain in the war of Sciacca, who was one of the four vicari of Sicily at the time of Queen Mary. Around 1350 it was given to the Teutonic Knights, who annerissero their Hospice or Grancia, which had established a few years earlier in the nearby church of St. Rose (Ciaccio). Deleted the Hospice, in 1390 the Church was annexed to the Church of the Magione di Palermo, whose Royal Abbot was subject. Was completely transformed and enlarged in 1594, having the rich merchant Catalan Antonio Pardo intended, with testament of February 14, 1393, half of his estate for the benefit of the Church which, quite rightly, is considered the second founder. Traces of the first church, which is incorporated in the second, are visible outside in Perimetral walls, especially on the South side.

La Monumentale Chiesa di S. Maria Delle Giummare 
Secondo gli storici, si tratta di una delle chiese più ricche di Sciacca. Oggi restaurata e riaperta al pubblico, non più per le sue funzioni religiose, ma utilizzata per mostre ed eventi, la chiesa fu chiusa al culto e completamente abbandonata dal 1907 fino alla fine degli anni '80. Fu fondata nel 1342, da Eleonora D'Aragona, moglie di Guglielmo Peralta, Conte di Caltabellotta e Signore della Guerra a Sciacca, cordato anche e soprattutto per essere stato uno dei quattro vicari del Regno di Sicilia durante il periodo regio della Regina Maria. Nel tempo la chiesa cambia le sue funzioni, spesso e nel 1594, fu completamente trasformata, grazie ad opere d'ampliamento e ristrutturazione, dovute secondo gli storici ad un mercante Catalano, Antonio Pardo, che è indicato come un secondo fondatore. La struttura che oggi ci perviene, quindi risale a quest'intervento di ristrutturazione e d'ampliamento, alcune tracce della struttura originaria, sono visibili, sulle mura perimetrali sul lato meridionale del complesso monumentale. Guardando la costruzione da piazza del Carmine, si può apprezzare nel suo insieme più totale, subito è evidente per chi osserva, che si tratta di una struttura imponente, come fosse realizzata da un unico blocco dalle forme geometriche piatte, unici motivi che disturbano questa geometria così uniforme sono delle grandi finestre due portali, e sul finire della costruzione un poderoso cornicione lapideo dal quale sporgono dieci grondaie in pietra simili a bocche di cannoni. Per quanto riguarda i due portali, bisogna ricordare che il principale rivolto ad occidente si presenta in chiaro stile gotico-catalano, costituito da due pilastri ottagonali supportati da una triplice ghiera a bastioni. L'altro Portale è quello che si trova sulla Via Incisa, si tratta di una splendida struttura di marmo bianco, impreziosita dalla presenza di alcune sculture a basso rilievo. Lasciamo adesso l'aspetto esterno della struttura per immergerci all'interno della chiesa. L'interno è un bellissimo spettacolo di decorazioni in chiaro stile barocco, splendida è la decorazione del presbiterio, risalente al seicento. Non un angolo della struttura interna si presenta vuoto e non decorato, una volta all'interno si è immersi in un rincorrersi di vezzi stilistici del tempo, angeli, putti, arabeschi, volute e medaglioni, fanno da padrone. All'interno della chiesa inoltre troviamo parecchi affreschi, di ottima fattura, che però a causa dell'incuria del passato, non si presentano in ottimo stato, in ogni modo sempre degni di nota sono: "La Crocifissione", "La Madonna dell'Itria", "Adorazione dei Magi", "Nascita di Gesù", "Il Martirio di Santa Oliva", "L'Adorazione della Croce con tutto il Populo", "Sant'Elena e Costantino", "La Liberazione dalla peste con l'intercessione della Madonna", San Gerlando", "San Calogero e Santa Rosalia" e "Il Martirio di Santa Barbara". A quest'ultima è dedicato un'altare, dove si trova una composizione iconica in marmo scolpito a basso rilievo, che descrive la vita di Santa margherita.

According to historians , this is one of the richest churches of Sciacca. Now restored and reopened to the public , not for its religious functions , but used for exhibitions and events , the church was closed for worship and completely abandoned from 1907 until the end of the 80s. It was founded in 1342 by Eleonora of Aragon , wife of William Peralta , Earl of Caltabellotta and Warlord in Sciacca , twisted and above all for being one of the four vicars of the Kingdom of Sicily during the royal period of the Queen Mary. Over time, the church will change its functions, and often in 1594 , was completely transformed , thanks to the works of expansion and renovation , according to historians due to a Catalan merchant , Antonio Pardo , who is referred to as a second founder . The structure that comes to us today , then goes back to this intervention renovation and expansion , some traces of the original structure , are visible on the outer walls on the south side of the monumental complex . Looking at the building from the Piazza del Carmine , you can appreciate as a whole more total , it is immediately obvious to the viewer , that it is an imposing structure , as if it were made ​​from a single block flat geometric shapes , unique patterns that disturb this geometry so uniform are two portals of the large windows , and at the end of the building a massive stone cornice , on which surface ten stone gutters similar to the mouths of cannons. As for the two portals , one must remember that the main facing west is in clear Catalan Gothic style , consisting of two octagonal pillars supported by a triple flip- bastions . The other portal is located on the Via Engraved , it is a splendid white marble structure , enhanced by the presence of several sculptures in bas-relief . We now leave the external appearance of the structure to dive inside the church. The interior is a beautiful spectacle of decorated in baroque-style , is the beautiful decoration of the chancel , which dates back to the seventeenth century . Not a single corner of the internal structure looks empty and undecorated , once inside you are immersed in a succession of stylistic quirks of time , angels, cherubs , arabesques, scrolls and medallions are the masters . Inside the church there are also several frescoes , well-made , but due to neglect of the past, do not show up in excellent condition, always in every way worthy of note are : " The Crucifixion ", " The Madonna dell ' itria "," Adoration of the Magi "," the Birth of Jesus "," the Martyrdom of Santa Oliva "," the Adoration of the Cross with all Populo "," Helena and Constantine "," the Liberation of the plague with ' intercession of Our Lady , " St. Gerland ", " San Calogero and Santa Rosalia " and " the Martyrdom of Saint Barbara ." to the latter is dedicated an altar , where there is a composition iconic marble carved in bas-relief , which describes the life of Santa margherita .

Chiesa di S. Agostino (1753)
Fa da scenografico fondale al Viale della Vittoria (già S. Agostino) la cui sistemazione originaria con due lunghe file di alberi risale al 1885. Sorge nel sito dove eravi l'antica chiesetta di S. Barnaba (Cusmano) del sec. XV.   Eretta, a spese del popolo e del Comune, su disegno del gesuita Onofrio Luna, e dedicata alla Madonna del Soccorso, fu iniziata nel 1753 e terminata e aperta al culto nel 1792, come si può leggere in una iscrizione incisa su intonaco sopra la porta.  La facciata, rimasta in gran parte in rustico, ha linea movimentata ed è caratterizzata da tre portali con sopraporte di eleganti forme barocche e, sul lato destro, da un campanile culminante a cuspide che nel progetto originario doveva certamente fare pendant con un altro sul lato sinistro mai costruito.
Is the scenic backdrop to the Viale della Vittoria (formerly St. Augustine) whose original accommodation with two long rows of trees dates back to 1885. Is located on the site where the ancient eravi Church of St. Barnabas (Cusmano) of sec. XV. Erected, at the expense of the people and the city, designed by Jesuit Kanika Luna, and dedicated to the Madonna del Soccorso, was started in 1753 and finished and opened for worship in 1792, as you can read in an inscription engraved on the plaster above the door.  The façade remained largely in line, has moved and is characterized by three portals with elegant ornamental Baroque style and, on the right side, culminating in a bell tower that cusp in the original project would certainly make pendant with another left-side ever built.

Chiesa di S. Maria dell'Itria (1776)
Sorge nella parte piè alta della città e forma, insieme con l'annesso monastero, detto comunemente Badia Grande, il complesso monumentale più imponente della città. 
 Fu fondata nel 1380 dal conte Guglielmo Peralta, che fu uno dei quattro vicari del regno di Sicilia dopo la morte di Federico III, e ricostruita di pianta tra il 1776 e il 1784 su progetto dell'ing. Luciano Cambino di Trapani.(Il titolo ITRIA è abbreviazione di Odegitria che vuol dire: colei che indica la via).

Is located in the footer portion of the town and forms, together with the adjoining monastery, commonly called Badia Grande, the most imposing monument complex of the city.  It was founded in 1380 by count Guglielmo Peralta, who was one of the four vicari of Sicily after the death of Frederick III, and rebuilt the plant between 1776 and 1784 to designs of ing. Luciano Trapani Change.(The title is an abbreviation of ITRIA Odegitria which means: she who shows the way).

Chiesa di S. Nicolò la Latina (sec. XII)
È la chiesa più antica di Sciacca e uno dei più interessanti esempi di quell'arte siculo-bizantina che, ricca di elementi d'arte islamica, fiorì sotto la dominazione normanna. 
Risale al periodo più antico di tale dominazione, al periodo, cioè, della contea del quale, 
insieme con il S. Nicolò di Mazara del Vallo, come ha rilevato Guido di Stefano nella sua monografia sui Monumenti della Sicilia Normanna, e, tra i pochi monumenti superstiti, quello che meglio rivela, nell'uso dei piccoli conci, nelle incorniciature a fasce rincassate e nel nitido blocco dei volumi, il persistere di caratteri dell'architettura araba. Come di quasi tutte le chiese di questo periodo, anche di S. Nicolò la Latina si ignora il nome dell'architetto, si sa solo che fu fondata, tra il 1100 e il 1136, dalla contessa Giulietta, figlia del gran conte Ruggero, come risulta dal Libellus de successione pontificum Agrigenti. La chiesa, in parte nascosta da casupole addossate ai suoi fianchi, sorge in uno dei quartieri più caratteristici di Sciacca che al tempo degli arabi e dei normanni restava fuori la cerchia delle antiche mura e costituiva il borgo del Rabato. 

It is the oldest church in Sciacca and one of the most interesting examples of the siculo-Byzantine art, rich in elements of Islamic art, flourished under Norman domination. Dates back to the oldest period of that domination, the period, i.e., in which, together with the s. Nicolò di Mazara del Vallo, as Guido di Stefano in his monograph on Norman Sicily, Monuments and, among the few surviving monuments, one that reveals, in the use of small ashlars in the settings rincassate and groups in the crisp blocking of volumes, persistent characters of Arab architecture. As almost all the churches from this period, also of San Nicolò la Latina you ignore the name of the architect, you just know that was founded, between 1100 and 1136, by contessa Juliet, daughter of the great count Ruggero, as is clear from the Libellus de succession pontificum Agrigenti. The Church, partly hidden by huts huddled with his hips, is located in one of the most characteristic quarters of Sciacca at the time of the Arabs and Normans remained outside the circle of the ancient walls and constituted the village of Rabato.

 Chiesa di S. Antonio Abate
Di origine normanna (gli storici locali ne attribuiscono la fondazione al Gran Conte Ruggero), fu ricostruita, essendo cadente, dalla famiglia Caravelli nel 1486. Chiusa al culto da molti anni, è sede della confraternita del SS. Crocifisso che nel 1666 l'ebbe concessa come oratorio dall'arciprete Don Giuseppe Balletto. All'esterno notevole il portale tardo gotico che, purtroppo, in più parti corroso dal tempo e dalle intemperie, non durerà a lungo se non si interverrà a restaurarlo prontamente. All'interno, in una lunetta ad arco acuto, è una Crocifissione, dipinta a fresco nel sec. XIV, che è stata recentemente retaurata da Letizia Piraccini a cura della Soprintendenza alle gallerie e Opere d'Arte della Sicilia, sotto la personale diezione del Soprintendente, dott. Vincenzo Scuderi. A destra della croce, la Vergine Madre, Maria Maddalena Maria di Cleofe. 
Of Norman origin (local historians attribute the Foundation of the great count Roger), was rebuilt, having family falling Caravelli in 1486. Closed to worship for many years, is home to the confraternita del SS. In 1666 the crucifix was granted as an oratory by the archpriest fr. Giuseppe Ballet. Outside the late-Gothic portal that, unfortunately, in parts eroded by time and weather, won't last long if you don't intervene to restore promptly. Inside, in a Gothic-arched Lunette, is a crucifixion, painted in fresco in sec. XIV, which was recently retaurata by Letizia Piraccini curated the Superintendence to the galleries and art of Sicily, under the diezione of staff Superintendent, Dr. Vincenzo Scuderi. To the right of the cross, the Virgin Mother, Mary Magdalene Maria di Cleofa.

Ex Collegio dei Gesuiti- Palazzo di Città
È questo, per planimetria e volumetria, il più imponente edificio della città, per le sue dimensioni il quarto tra i collegi gesuitici della Sicilia. Sorge...nel sito, ove un tempo sorgevano i palazzi di Simone Maurici, Francesca Calandrino Perollo, baronessa del Ponte, Giacomo Sciarrino, e quello di Maria Maddalena Boccone, rappresentante i proprietari della casa che appartenne un tempo ad Alvaro Federico, contigua a quella di Onofrio Medici e di Calogero Capriata. La costruzione fu iniziata nel 1613 contemporaneamente alla erezione della chiesa e portata avanti con qualche interruzione finché i Gesuiti rimasero a Sciacca (1767). (Si sa che nel 1615 ospitava già una ventina di padri della Compagnia di Gesù e che le strutture principali furono realizzate negli anni 1621-26, nel 1675, anno in cui veniva realizzato l'atrio superiore e successivamente). Il vasto e articolato complesso, attribuito da Enrico Calandra all'architetto gesuita Natale Masuccio, si sviluppa, secondo una tipologia manieristica comune ad altre case gesuitiche, che si ispirano notoriamente alla Casa Madre dei Gesuiti, il Collegio Romano (1578), attorno a due atri situati a diversa quota. Di essi, quello superiore, con accesso da via Roma, èun quadrilatero porticato (20 per lato) circoscritto da colonne di pietra di Trapani sormontate da archi a tutto sesto e coronato da un elegante balaustra lapidea che delimita il cnvrnctnnte tet-tn i terrnz7a ouello inferiore. anch'esso nor ticato, con accesso da Corso Vittorio Emanuele, rettangolare (m. 25 x 40) e perimetrato da poderosi pilastri su cui poggiano le arcate che reggono i muri dell'ala meridionale de! fabbricato. (All'interno di quest'atrio, su! muro rivolto a mezzogiorno, si noti in alto l'orologio solare (meridiana) costuituito da uno stilo (gnomone) che proietta la sua ombra sul piano verticale intonacato che funge da quadrante). Un altro orologio solare si trova su una parete esposta a ponente. Il fabbricato di un'eccellente esposizione, e obbedisce ai dettami dell'orientamento: la facciata principale è rivolta a mezzogiorno ed è esposta alla luce per la maggior parte del giorno. La dura giallo-dorata pietra della Perriera a grossi blocchi dei paramenti murari accentua l'austerità e grandiosità delle facciate puntualmente ritmate dalle lunghe serie continue delle finestre da tutti i lati incorniciate con modanature tipiche del '600. La costruzione, non portata a termine dai Gesuiti, probabilmente per le mutate sorti dell'ordine, fu ripresa nel 1787 con la venuta dei padri redentoristi. Ma non è stata mai completata. In seguito alla soppressione degli ordini religiosi, seguita alla proclamazione del Regno d'Italia, il Collegio passò al demanio dello stato e successivamente fu acquistato dal Comune
This is, to plan and massing , the most impressive building in the city , for its size the fourth among the Jesuit colleges of Sicily. It is located ... on the site where once stood the palaces of Maurici Simon , Francesca Calandrino Perollo Baroness del Ponte, James Sciarrino , and Mary Magdalene Mouthful, representing the owners of the house that once belonged to Alvaro Federico , adjacent to that Onofrio Doctors and Calogero Truss . Construction was started in 1613 simultaneously with the erection of the church and continued with few interruptions until the Jesuits were in Sciacca ( 1767). (We know that in 1615 already housed a dozen fathers of the Society of Jesus and that the main structures were built in the years 1621-26 , in 1675 , the year in which it was made ​​the upper atrium and later). The vast and complex , attributed to Henry Calandra Christmas Masuccio Jesuit architect , develop, according to a typology mannerism common to other Jesuit houses , inspired known to the Mother House of the Jesuits, the Roman College ( 1578 ) , around two atria located at different altitudes. Of these, the upper one, with access from Via Roma , Eun quadrilateral portico (20 per side) enclosed by stone columns of Trapani surmounted by round arches and crowned by an elegant stone balustrade that marks the cnvrnctnnte tet -tn the terrnz7a ouello lower . ticato also normal , with access from Corso Vittorio Emanuele , rectangular ( m. 25 x 40) and bounded by mighty pillars on which rest the arches that hold up the walls of the south wing de ! building. ( Within this hall , come on! Wall facing south , note the upper solar clock ( sundial ) costuituito by a stylus ( gnomon ) that casts its shadow on the vertical plane plastered which acts as a dial). Another sundial is located on a wall facing west. The building is an excellent exposure , and obeys the dictates orientation : the main facade faces south and is exposed to light for most of the day. The harsh yellow - golden stone Perriera of large blocks of the walls accentuates the austerity and grandeur of the façade regularly punctuated by long continuous series of windows on all sides framed with moldings typical of the '600 . The building, not carried out by the Jesuits , probably due to the changing fortunes of the order, was revived in 1787 with the coming of the Redemptorist Fathers . But it was never completed. Following the suppression of religious orders , followed the proclamation of the Kingdom of Italy , the Board passed the state property and was later purchased by the Municipality

 Palazzo Steripinto
Questo edificio, eretto, come si può leggere nell' iscrizione incisa sul margine superiore dell' architrave del portale d' ingresso, nel 1501 da Antonio Noceto, nipote del celebre botanico Gerardo Noceto (1475-1545), è, tra le superstiti antiche dimore di Sciacca, in più interessante per la facciata nella quale la ricerca decorativa e l'eclettico linguaggio in cui si fondono elementi strutturali e morfologici tardo gotici catalani e rinascimentali da origine italiana, Fanno di questo insigne monumento saccense uno dei più interessanti esempi di arte plateresca in Sicilia. Il nome Steripinto, deriva dalla fusione di un sostantivo e di un participio passato hosterium, nome comune ad altri palazzi medievali in Sicilia (lo Steri, o palazzo Chiaramonte di Palerrno, ad esempio, e il palazzo Chiaramonte di Agrigento) che vuol dire palazzo fortificato, e pictum, alla lettera dipinto, ma che qui possiamo tradurre con arnato. La facciata, ermeticamente chiusa come una fortezza fino ai piano nobile, è caratterizzata da una fitta serie di bugne di pietra a punta di diamante di un bellissimo effetto decorativo. Regolare allineamento delle bugne, solo interrotto al piano nobile da tre eleganti bifore gotiche, delle quali quella centrale, in asse col portale, ad archi bilobati, e al piano terra da un portale architravato dagli stipiti profondamente scalinati e da due finestrine rettangolari, determina un suggestivo gioco di chiaroscuro che varia col variare della luce in relazione all'ora e alla stagione
This building, erected , as you can read in the ' inscription at the top of the ' lintel of the portal 's entrance, in 1501 by Antonio NOCETO , nephew of the famous botanist Gerardo NOCETO ( 1475-1545 ) , is among the oldest surviving dwellings Sciacca , more interesting for the façade in which the research and eclectic decorative language which combine structural and morphological late Catalan Gothic and Renaissance by Italian origin , Make this famous monument saccense one of the most interesting examples of art plateresca in Sicily. Steripinto The name is derived from the fusion of a noun and a past participle hosterium, a name common to other medieval buildings in Sicily ( Steri , or Palazzo Chiaramonte of Palerrno , for example, and the palace of Agrigento Chiaramonte ) which means fortified palace and pictum , literally painting , but here we can translate with arnato . The façade, hermetically sealed as a fortress to the main floor, is characterized by a dense series of ashlar stone with a diamond tip of a beautiful decorative effect. Adjust alignment of the studs , only interrupted on the first floor of three elegant Gothic windows , of which the central one, in line with the portal , lobed arches , and the ground floor of a portal architrave jambs deeply stepped, and two small windows rectangular , determines a fascinating interplay of light and shade that varies with the light in relation to the time and the season.

Castello Nuovo o dei Luna
Tutte le città che si rispettino in Italia e, possiamo dire, in tutti i Paesi di antica storia, hanno il loro bravo castello, più o meno imponente, più o meno restaurato e messo in evidenza. E come il quadro antico dell'illustre antenato che spesso vediamo in bella mostra nelle case di quelle famig1ie che possono vantare di appartenere a un nobile casato. Anche Sciacca, che vanta antica e nobile origine, possiede un castello medievale, non privo di imponenza, che fu dei conti Luna, (per non parlare del Castello Vecchio o dei Perollo di origine normanna, di cui restano non trascurabili avanzi) e che di recente è stato acquistato dall'Ente Regionale Palazzi e Ville di Sicilia allo scopo disalvarlo e valorizzarlo. Fu fatto costruire nel 1380 da Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta, che fu, dopo la morte del re Federico III (1377), uno dei quattro Vicari del regno di Sicilia. Passò poi in possesso dei Luna quando, morto Nicolò Peralta (figlio di Guglielmo), una delle sue tre figlie, Margherita, andò sposa al conte Artale di Luna, catalano, zio di re Martino. Sorge sulla viva roccia, in posizione dominante, nella parte alta e orientale della città, ed è inserito nel perimetro delle antiche mura che tuttora, in buona parte, esistono. Comprende quattro parti: la cinta, il mastio, il palazzo comitale e la torre cilindrica. La cinta che serviva alla difesa esterna, ha pianta poligonale ed è formata di alte e robuste mura, capaci di resistere ancora per molti secoli all'usura del tempo. Entro il perimetro della cinta, a nord, si ergeva il mastio, cioè la torre maestra, a pianta quadrangolare, che di molto superava l'altezza del complesso dei fabbricati e che aveva la funzione di sorvegliare la cinta il terreno esterno e il cortile interno. Di esso, rimasto integro fino al 1740, oggi resta solo la base, ma possiamo farcene un'idea attraverso un disegno di Ignazio di Mino che lo ritrae così come era nel 1867, prima, cioè, che l'Amministrazione comunale del tempo, con imperdonabile ignoranza, non provvedesse a farlo demolire (anziché restaurare) perché danneggiato in seguito alle scosse sismiche del 13 giugno 1740 e del 27 ottobre 1855. Esiste, invece, tuttora, sempre inserita nel perimetro della cinta, a sud, una torre cilindrica, a due piani, dalle volte costruite con conci accostati a coltello, come usa coi mattoni di terracotta. Il palazzo del Conte, a pianta rettangolare, occupava il lato ovest del Castello, compreso tra il mastio e la torre cilindrica. 

All cities in Italy and that they comply , we can say , in all the countries of ancient history , they have their good castle , more or less imposing, more or less restored and highlighted . And as the old picture of the illustrious ancestor that we often see on display in the homes of those famig1ie who can claim to belong to a noble family . Even Sciacca , which boasts an ancient and noble origin , has a medieval castle , not without grandeur , that was of the Moon accounts , (not to mention the Old Castle or Perollo of Norman origin , which remains non-negligible leftovers ) and that of it has recently been purchased by the Regional Palaces and Villas in Sicily in order disalvarlo and promote it. It was built in 1380 by Guglielmo Peralta , Count of Caltabellotta , which was , after the death of King Frederick III ( 1377 ) , one of the four Vicars of the kingdom of Sicily. It then passed into the possession of the Moon when , who died Nicholas Peralta ( son of William ), one of his three daughters , Margaret, married the Count di Luna Artale , Catalan , uncle of King Martin . It stands on the rock , in a dominant position at the top and east of the city , and is included in the scope of the ancient walls that still , for the most part , exist. It includes four parts: the walls, the keep, the Count's palace and the cylindrical tower . The town that served the external defense , has polygonal and is made of high walls and strong , able to resist for many centuries the ravages of time . Within the perimeter of the town , to the north, stood the tower , which is the main tower , rectangular in plan , which greatly exceeded the height of the complex of buildings and whose function was to supervise the land surrounding the outer and the inner courtyard . Of it, remained intact until 1740 , today only the base, but we can get an idea through a design of Ignatius of Mino depicting him as it was in 1867 , before, that is , that the City Council of the time, with inexcusable ignorance , demolish us fails to do so (rather than restored) because it was damaged as a result of the earthquakes of 13 June 1740 and 27 October 1855. There is, however, still remain plugged in the perimeter of the town to the south, a cylindrical tower , with two floors, vaults built with concrete combined with a knife , as with the use of terracotta bricks . The palace of the Count , rectangular in shape , occupied the west side of the castle, between the tower and the cylindrical tower .
Porta Palermo (sec. XVIII)
Tra le porte inserite nelle mura, che nel passato cingevano la città a sua difesa, "Porta Palermo" è sicuramente la meno antica. Fu fatta costruire da Re Carlo II di Borbone, durante il suo regno, sembra che fu costruita in sostituzione di una esistente e più datata. La parte interna della porta, se pur non presentando caratteristiche artistiche di nessuna rilevanza storica, ancor oggi mantiene le antiche strutture lignee che costituivano la vera e propria difesa della città. Oggi queste strutture ancora in un ottimo stato di conservazione sono state ancorate, ma si presentano ancora bene nella loro struttura, inoltre si può notare anche il tipo di costruzione che veniva rinforzata con bande metalliche avvolgenti che rinforzavano cosi la struttura principale. Diversa è la situazione della facciata esterna, si presenta come una costruzione in chiaro stile Barocco, con quattro colonne bugnate, l'intera struttura è costruita con grandi blocchi di tufo, di chiare origini locali, la parte alta della struttura presenta un ampio attico ed un'ampia voluta. Nell'area dell'attico si può notare una lapide, che ricorda il periodo di costruzione dell'opera oggi monumentale. In cima, fa bella mostra l'antico stemma della casa regnante del tempo, una splendida aquila con le ali piegate. Simbolo che sicuramente farà ricordare la struttura, proprio per la presenza di un così imponente ornamento.

Between the doors inserted in the walls that surrounded the city in the past in his defense , " Porta Palermo " is definitely the less ancient . It was built by King Charles II of Bourbon, during his reign , it seems that it was built to replace an existing and more dated. The inner part of the door, though not presenting any artistic features of historical importance, still retain the old wooden structures that made up the actual defense of the city. Today these structures still in an excellent state of preservation were anchored , but they are still good in their structure , also you can see also the type of building that was reinforced with metal bands that wrap reinforced so the main structure . The situation is different in the external facade looks like a building in Baroque style clear , with four rusticated columns , the entire structure is built of large blocks of tufa , of clear local sources , the highest part of the structure has a large attic and wide desired . In the attic you can see a plaque , reminiscent of the period of construction of the monumental today . At the top , shows the beautiful ancient emblem of the ruling house of the time, a great eagle with wings folded . Symbol that will surely remember the structure, because of the presence of such an imposing ornament.
Porta San Calogero (sec. XVI)
La Porta San Calogero, costruita da re Federico d’Aragona nel 1536, che si conserva nella sua monumentale antica forma, delimitava il quartiere della Cadda, quartiere che per la maggior parte era abitato da ebrei.

The Porta San Calogero, built by King Frederick of Aragon in 1536, which is preserved in his monumental ancient form, encompassed the Cadda district, an area that for the most part was inhabited by Jews.
Porta San Salvatore (sec. XVI)
Prende il nome dalla vicina chiesa ormai scomparsa del Salvatore, ingoiata dalla costruzione del complesso monumentale del Carmine. Secondo accertate conoscenze storiche, si tratta sicuramente della più antica porta della città, anche perché è quella che porta direttamente al centro storico, inoltre si tratta anche della più bella architettonicamente. Si tratta di una costruzione che presenta lineamenti tipicamente riconducibili al periodo rinascimentale. Si presenta con due colonne ed un arco sostenuto dalla stilizzazione di due grossi elefanti (uno per colonna). La facciata esterna si presenta elegantemente ornata. Possiamo facilmente apprezzare degli arabeschi, rosette, teste leonine e dei basso rilievi che raffigurano due leoni rampanti. Sulla sommità della porta si notano tre stemmi che ornano il balcone, quest'ultimo è sostenuto da quattro robuste mensole. I tre stemmi sono, quello a sinistra l'antico stemma della città con raffigurata Maria Maddalena tra due leoni rampanti. Lo stemma centrale è lo stemma della Casa d'Austria, regnante in quel tempo, poi infine c'è lo stemma della famiglia Sotomajor, per ricordare l'allora capitano della città Rotorico Osvaldo Sotomajor, a cui si deve proprio la costruzione di questa porta. A poche decine di metri ancor oggi presente si trova un imponente bastione, parte integrante nel passato della cinta muraria che proteggeva la città dalle invasioni. Anche qui si nota l'estrema fantasia dei Saccensi e dell'abile maestria degli artigiani del tempo, le mura perimetrali di quest'angolo dell'antica cinta, si presenta con decori molto diversi tra loro ma eseguito con particolare raffinatezza. Impronta presente anche in altre costruzioni del tempo, a noi oggi pervenute.

It takes its name from the nearby Church of the Saviour has now disappeared , swallowed up by the construction of the monumental complex of the Carmine. According to established historical knowledge , this is definitely the oldest gate of the city , because it is the one that leads directly to the city center , in addition it is also the most beautiful architecturally . It is a building that has features typically attributed to the Renaissance period . It comes with two columns and an arch supported by the stylization of two large elephants (one per column) . The exterior facade is tastefully decorated . We can easily appreciate the arabesques , rosettes, lion heads and bas-reliefs depicting two lions rampant . On the top of the door you can see three shields that adorn the balcony , the latter is supported by four sturdy shelves. The three coats of arms are , one on the left with the old coat of arms depicts Mary Magdalene between two lions rampant . Central crest is the coat of arms of the House of Austria, reigning at that time, then finally there is the family crest Sotomajor , to remember the then governor of the city Osvaldo Sotomajor rotor , which you must own the construction of this port . A few tens of meters even today this is an imposing bastion , in the past an integral part of the walls that protected the city from invasion. Here too we see the extreme fantasy of Saccensi and the able craftsmanship of the artisans of the time, the outer walls of this corner of the ancient city , is decorated with very different but carried out with particular sophistication. Footprint also present in other buildings of the time, we received today .
IL PERCORSO DEI BASTIONI




 questo percorso è stato sviluppato dal Club nell'anno rotariano 2015-16
 la nostra amatissima Madonna del Soccorso




foto di Marilena Leggio





IL CULTO DELLA MADONNA DEL SOCCORSO NELLA CITTA’ DI SCIACCA
Il culto della Madonna del Soccorso, introdotto a Sciacca nel XIV secolo, probabilmente, dalla famiglia Peralta, si propagò dal 1432 ad opera dei padri Agostiniani della Chiesa di S. Agostino (già Chiesa di S. Barnaba) fuori Porta bagni, chiamata anche Chiesa della Madonna del Soccorso, perché fino al 1871, ne custodiva il simulacro, ora nella Chiesa Madre.
La fervente e generale diffusione della devozione alla Madonna del Soccorso è provata dal contratto del 9 giugno 1503 con il quale alcuni nobili incaricarono gli scultori palermitani Mancino e Birrittaro di eseguire la statua che, oggi, si trova nella Chiesa della Matrice ed è portata in processione,
Come risulta dal Libro Ross della città di Sciacca, nel 1626, il consiglio cittadino, riunito nella Chiesa Madre, “… allo scopo di liberare la città del flagello della peste” ritenne opportuno “… ricorriri all’aiuto et protettione della beatissima Virgine signora nostra/Madre di Dio/ Maria …” e deliberò di consacrare la città di Sciacca alla Vergine Maria eleggendola a “… nostra assoluta signora e singolarissima protettrice” con voto fatto il 2 febbraio 1626, che prevede di celebrare l’ottavario, in occasione della festa della Purificazione della Madonna.
Detto voto venne rinnovato con altri atti, tra i quali, quello del 1633, in calce al quale è trascritta una dichiarazione datata 1693, dove la Vergine protettrice viene indicata “sotto il titolo della Purificazione e Soccorso”.
E’ certo, comunque che fu l’intero popolo saccense, per antica devozione, ad eleggere come protettrice proprio la Madonna del Soccorso appellata “LA BEDDA MATTRI” e portata in processione proprio il 2 febbraio di ogni anno.

 IL 1° FEBBRAIO GIORNO DEL “VOTO”

Dal 1626, ininterrottamente, il freddo buio invernale del 1° febbraio di ogni anno, nelle prime ore del mattino, viene illuminato dalla fioca luce di numerosi ceri votivi, Si avverte una struggente atmosfera antica di penitenza e di ringraziamento per le grazie ricevute. Molti fedeli, di ogni ceto sociale, affollano la strada, che dalla Chiesa di S. Agostino conduce alla Matrice (e viceversa), a piedi nudi e concentrati in una sentita e silenziosa preghiera.
Verso mezzogiorno si svolge una solenne processione eucaristica dalla Chiesa di Agostino alla Matrice, con la presenza del clero e delle autorità cittadine. Il capo della città (attualmente il Sindaco) rinnova il giuramento e la promessa del 1626. Pronunciando le seguenti parole: “Ego spondeo, voveo ac juro, sic me Deus adjiuvet et haec sancta Dei evangelia”.(Io, prometto, così mi impegno, così giuro, così Dio mi soccorra e questo Santo Vangelo” (traduzione di Andrea Falanga).

LA PROCESSIONE DEL 2 FEBBRAIO
Fin in dal mattino la Chiesa Madre è affollata da fedeli per tributare devoto omaggio alla Madonna. Nel primo pomeriggio nella vara vengono inserite lunghe e robuste travi, quindi, oltre 100 marinai, a piedi nudi, si contendono un posto per portare il prezioso simulacro del peso di oltre kg. 1.700.
I marinai si comportano come un equipaggio, costituito dai portatori, dai due timonieri e quattro capi asta. Tutti guardano verso un “nocchiero” che, salito sulla vara nelle 17 fermate, impartisce gli ordini necessari.
Alle 17 in punto, su ordine del nocchiero, che ha controllato l’esatta posizione dei portatori, la vara viene alzata e portata fuori dalla Chiesa. Quando la vara appare sulla porta della Basilica e la “Bedda Matri” si mostra in tutta la sua severa bellezza, il cuore dei fedeli si ferma, in apprensione: tutti sanno che la discesa dei gradini è difficoltosa. I movimenti dei portatori devono essere sincronizzati e non si ammettono errori; quelli che si trovano davanti tengono la vara a braccia alzate e quelli di dietro a spalla, avendo cura di garantire un delicato equilibrio. Di corsa a Porta di mare e poi, “ni lu chianu di Santu Minico” per la seconda fermata, affinché “la Bedda Mattri” benedica le case dei marinai, il porto ed il mare. Quindi, si inizia il percorso cittadino lungo la Via dell’Incursano (oggi Corso Vittorio Emanuele) con altre due fermate, una delle quali davanti lo Steripinto, una fermata di riposo, perché il successivo tragitto, lungo la via che arriva a Porta Palermo, è in salita e deve farsi di corsa, anche se il terreno è bagnato dalla pioggia. Fuori Porta Palermo la Madonna benedirà la campagna. Altra importante fermata è nei pressi della “Platea Magna” o meglio “la Chiazza” (oggi Via Giuseppe Licata) dove si rinnova la “fumata” un segno verificatosi nel 1626 e che pose fine alla peste. Quindi, altre fermate e, superata la curva di porta Bagni, verso il rientro. Alle 19 in punto, tutti in Piazza Duomo per assistere all’entrata. Altra manovra difficilissima. La preghiera è fervente, ma quando il simulacro supera la porta d’ingresso, un applauso liberatorio vibra nella piazza, seguito da commenti di questo tenore: “Questa volta è entrata benissimo” “Hai visto come ha barcollato la vara? Avranno sbagliato qualche manovra” “Io ho temuto una caduta” “La Madonna non cade “ Ma! l’importante è che la Madonna sia ormai nella sua casa”.
Una seconda processione si svolge il 15 agosto con la partecipazione di molti forestieri, spinti dalla curiosità di assistere ad una processione particolare, ma presto convertiti alla devozione, come ogni saccense.

Bibliografia:
Libro Rosso trascritto dal prof. Pellegrino Mortillaro editore Salvatore Estero; La Madonna del Soccorso di Giuseppe Montalbano; La Devozione alla Madonna del Soccorso di Andrea Falanga.

Testo dell' Avv. Luigi Alessi - Socio RC Sciacca, preparato per la pubblicazione distrettuale "le processioni di Sicilia", nell'anno rotariano 2018-19



il nostro colorato carnevale...con PeppeNappa in testa




                                                            foto di Marilena Leggio













LE VIE GERMIANE:

il Rotary e il Liceo Artistico, nel centenario della nascita del famoso regista Pietro Germi  e nel cinquantenario della uscita nelle sale del film, ha dato vita ad un progetto denominato “Le vie Germiane” con l’obiettivo di realizzare un percorso turistico di luoghi e siti della citta’  di Sciacca che sono stati utilizzati da Germi nel film “Sedotta e abbandonata”.
In particolare, sono state realizzate delle opere artistiche da collocare in sei diversi siti della citta’, apponendo  fianco di ciascuna installazione una targa esplicativa con i loghi degli Enti promotori, il titolo del progetto, il titolo dell’opera e i nomi dell’artista e degli insegnanti coordinatori.
L’idea del progetto ha preso anche spunto dallo sviluppo negli ultimi anni del cosiddetto “Cineturismo”, ossia di un turismo legato ai luoghi che sono stati utilizzati come set cinematografici, che vengono abbelliti e qualificati con opere artistiche che in qualche modo riprendono i temi dei film ivi realizzati. Pertanto, si tratta non solo di un progetto di riqualificazione ambientale, ma anche di un’iniziativa di valenza culturale che dara’ modo sia ai turisti che ai residenti di ricordare siti della citta’ di Sciacca resi famosi da Pietro Germi nel film “Sedotta e abbandonata”.

Il Rotary ha anche predisposto una apposita brochure con indicazione di tutti i siti e relative spiegazioni che è stata distribuita a tutte le strutture ricettive della citta’. In collaborazione con la pro loco cittadina saranno effettuati appositi tours guidati per i turisti che volessero effettuare il percorso “cineturistico”.




















Percorso realizzato dal Club in collaborazione con il Liceo Artistico Bonachia
nell'anno rotariano 2013-14

Il Corallo di Sciacca

Il corallo del Mediterraneo è della specie Corallium Rubrum e cresce dai 50 ai 200 metri di profondità. Presenta dimensioni ridotte rispetto al corallo asiatico, il diametro di una lavorazione a sfera mediamente va dai 3 agli 8 millimetri. Esistono al mondo 27 specie di Corallium ma solo 5 sono lavorabili. L’aspetto e il colore del corallo dipendono dal luogo e dalle profondità in cui si è sviluppato.
Il corallo di Sciacca ha caratteristiche uniche che lo distinguono da tutti gli altri coralli: il suo colore varia dall’arancio intenso al salmone-rosa pallido caratterizzato da macchie brune e talvolta nere che ne testimoniano l'origine vulcanica.
 
La leggenda narra che Bettu Ammareddu, capitano di paranza, era fuori a pesca insieme a Bettu detto Occhidilampa e Peppe Muschidda, quando perse la catenina regalata dall’amata Tina, pegno d’amore e amuleto. Si tuffò allora in acqua per recuperarla e scoprì così il corallo.






la ceramica





i prodotti dell'industria ittico conserviera, tipici di Sciacca


e quelli della terra